Pubblicato il 13/02/2019
CRONACA

Catania, 9 arresti per evasione e bancarotta: arrestato anche il padre del sindaco Pogliese



Secondo i Pm, attraverso lo studio associato Pogliese, i contribuenti destinatari di ingenti cartelle esattoriali avrebbero avviato la procedura di liquidazione affidando la stessa a “prestanome” così da escludere gli effettivi amministratori da ogni responsabilità penale e civile con l’unica finalità di continuare l’attività d’impresa attraverso una differente, solo in apparenza, società commerciale.


Terremoto giudiziario a Catania. Su delega della Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 11 persone (delle quali 9 agli arresti domiciliari e 2 destinatarie di interdittive dell’esercizio di imprese) per la perpetrazione sistematica di bancarotte fraudolente (patrimoniali e documentali) e reati tributari (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte) anche in forma associata nonché delitti di favoreggiamento personale e reale.


Con il medesimo provvedimento è stato altresì disposto il sequestro preventivo diretto di 4 marchi registrati e 4 complessi aziendali per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro, tutti oggetto di condotte distrattive.

L’investigazione, condotta dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania (Gruppo Tutela Economia) sotto le direttive della procura distrettuale etnea, convenzionalmente nota come “PUPI DI PEZZA”, svelando – scrive la procura - “l’esistenza di un collaudato sistema fraudolento in grado di garantire a diversi gruppi familiari imprenditoriali la sottrazione al pagamento di un complessivo volume di imposte di oltre 220 milioni di euro e la contestuale elusione di procedure esecutive e concorsuali”.


L’indagine delle Fiamme Gialle etnee nasce dal costante monitoraggio delle posizioni di contribuenti destinatari di ingenti cartelle esattoriali che avviano la procedura di liquidazione affidando la stessa a “prestanome” così da escludere gli effettivi amministratori da ogni responsabilità penale e civile con l’unica finalità di continuare l’attività d’impresa attraverso una differente, solo in apparenza, società commerciale.


Secondo i pm, ad orchestrare e scandire le fasi del circuito criminale sarebbe stato lo studio associato Pogliese, che assumeva il ruolo di “regista” del sistema illecito attraverso l’opera diretta del commercialista Antonio Pogliese (cl.1944), padre del Sindaco di Catania, e di alcuni suoi associati, Michele Catania (cl.1966) e Salvatore Pennisi (cl.1973), i quali, avvalendosi di Salvatore Virgillito (cl.1953), anch’egli agli arresti domiciliari, avrebbero costituito un’associazione a delinquere (almeno dal 2013) dedita ad una serie indeterminata di condotte delittuose in materia societaria, fallimentare e fiscale.


Gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché di accertamenti bancari e acquisizioni documentali presso enti pubblici.

Questo il sistema illecito ricostruito dagli investigatori: una società in stato palese di deficit finanziario – caratterizzato, in particolare, da consistenti debiti erariali - si affidava allo studio Pogliese al fine di eludere eventuali procedure fallimentari e di riscossione. Nello specifico, i professionisti indagati subentravano formalmente quali intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali dei gruppi societari ma, di fatto, fornivano un illecito “pacchetto” di servizi per condurre le imprese “sottopatrimonializzate” al riparo da possibili investigazioni delle Autorità preposte.


Con il subentro dello studio Pogliese, le imprese venivano poste in liquidazione (ancorché la loro situazione patrimoniale imponesse il deposito delle scritture contabili in Tribunale per l’avvio della procedura fallimentare), affidando il ruolo di liquidatore a persona di fiducia dello studio Pogliese, priva di competenze professionali, il cui compenso mensile (di qualche centinaio di euro) era corrisposto dagli effettivi amministratori della società.

Il liquidatore prestanome favoriva l’effettuazione di indebiti pagamenti preferenziali e la distrazione degli asset patrimoniali più significativi a favore di ulteriori società riconducibili agli stessi amministratori di quella posta in liquidazione (nei fatti, una società “specchio” con oggetto sociale similare, sedi coincidenti nonché il medesimo personale dipendente e stessi fornitori e clienti, che attraeva dalla società decotta gli elementi patrimoniali positivi acquisendoli a condizioni economiche di assoluto vantaggio); il tutto a danno dell’Erario che restava l’unico creditore non soddisfatto.


Infine la chiusura della liquidazione e la cancellazione dal registro delle imprese della società originaria, nel frattempo “svuotata” di tutto tranne che delle imposte iscritte a ruolo che restavano le uniche passività finanziarie non soddisfatte. Trascorso un anno dalla cancellazione, infatti, il Pubblico Ministero, ai sensi della legge fallimentare, non può più chiederne il fallimento.

Il fittizio liquidatore sarebbe stato gestito da Salvatore Virgillito che rappresentava l’anello di congiunzione tra i reali amministratori delle società decotte, il prestanome e lo studio associato Pogliese.

Emblematiche sono diverse conversazioni telefoniche intercettate nelle quali Virgillito lamenta con i professionisti dello studio Pogliese il mancato versamento delle “paghe” mensili garantite al liquidatore di comodo dai reali amministratori delle società commerciali truffaldine.

Il tempestivo intervento giudiziario avrebbe, secondo la Procura, “scompaginato i progetti criminali, da tempo avviati, suscitando le immediate reazioni degli indagati che, contando sulla cronica inerzia dell’Agente di riscossione, non avevano tenuto conto della possibile, solerte iniziativa di questo Ufficio (artt.6 e 7, R.D. n.267/1942)”.


Con l’esecuzione dell’odierno provvedimento giudiziario, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania hanno sottoposto a sequestro:

  • i seguenti marchi registrati, oggetto delle condotte distrattive: “SAPORITA”, “GOLOSITA”, DIAMANTE”, “DIAMANTE FRUIT”, con i quali i fratelli GRASSO

operavano nel settore ortofrutticolo;

  • i complessi aziendali appartenenti alle società fallite “PRIMA TRASPORTI S.R.L.”, “GRANDI VIVAI SOCIETA’ AGRICOLA S.R.L.”, “F.LLI CONTI

    PATERNO’ S.R.L.” e “PATTI DIFFUSIONE S.R.L.”, che sono stati affidati ad un amministratore giudiziario, per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro.

L'operazione “PUPI DI PEZZA” ha consentito – scrive la Procura - “di far luce su un sistema affaristico diretto dallo studio associato Pogliese e alimentato dall’opera di liquidatori “prestanome” e imprenditori sleali, i quali, adottando fittizi progetti di riorganizzazione aziendali straordinari o predisponendo bilanci non veritieri, riuscivano sistematicamente a frodare l’Erario per un totale di oltre 220 milioni di euro, rendendo vana qualsiasi azione esecutiva”.


Soggetti destinatari delle misure cautelari personali

Arresti domiciliari:

Antonio POGLIESE (cl.1944);

Michele CATANIA (cl.1966);

Salvatore PENNISI (cl.1973);

Salvatore VIRGILLITO (cl.1953);

Antonino GRASSO (cl.1965);

Giuseppe Andrea GRASSO (cl.1968);

Michele GRASSO (cl.1961);

Concetta GALIFI (cl. 1980);

Rosario PATTI (cl.1940).


Interdittive esercizio d’imprese per un anno:

Alfio SCIACCA (cl. 1952);

Nunziata CONTI (cl.1954).


Società commerciali destinatarie del sequestro d’azienda:

GALI GROUP S.R.L.”, esercente l’attività di trasporto merci su strada, avente sede a Ispica (RG);

PLANETA S.R.L.”, esercente l’attività di progettazione, esecuzione di lavori specializzati nel verde, avente sede a Catania;

F.LLI CONTI GROUP S.R.L.”, esercente il commercio all’ingrosso di ortofrutta, con sede a Paternò (CT);

“CTA FIN S.R.L.”, esercente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti, avente sede in Misterbianco (CT);

Marchi registrati sottoposti a sequestro:

“SAPORITA”; GOLOSITA”; “DIAMANTE”;DIAMANTE FRUIT”, relativi a prodotti agricoli e alimentari, riconducibili alle società “DIAMANTE FRUIT S.R.L.”, esercente il commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi con sede ad Acireale (CT); “KALIPSO S.R.L.”, esercente l’attività di gestione di beni immobili propri, avente sede a Milano; “GRASSO DISTRIBUZIONI S.R.L.” esercente il commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi con sede ad Acireale (CT).

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Commenta
Il tuo commento verrà pubblicato previa approvazione. Soltanto il nickname sarà visibile a tutti gli utenti.