Pubblicato il 03/01/2019
CRONACA
Sea Watch 3

Odissea Sea Watch -Sea Eye: sì ad accesso acque maltesi, no a sbarco - VIDEO



Concesso ieri alle imbarcazioni delle delle due Ong tedesche, con a bordo 49 naufraghi, l'accesso alle acque territoriali maltesi, per ripararsi da condizioni meteo difficili e in ulteriore peggioramento, ma non l'ok allo sbarco. Quanto deve durare questo gioco disumano di abbandonarci in mare? È davvero un pensiero così spaventoso permetterci di approdare sulle vostre coste?. È l'appello drammatico. del Comandante della Sea Watch 3.


di Giacomo Belvedere

Un piccolo spiraglio si è aperto ieri nella vicenda della Sea Watch. Ieri, al dodicesimo giorno di navigazione con a bordo 32 persone soccorse, Malta ha concesso a Sea Watch 3 l'ingresso nelle acque territoriali dell'isola per ripararsi da condizioni meteo difficili e in ulteriore peggioramento. E poco distante, sempre in zona La Valletta, c'è anche l'imbarcazione della Sea Eye, la “Professor Albrecht Penck”, che ha a bordo altre 17 persone soccorse ed era in mare da cinque giorni. Ma finora non c'è alcuna autorizzazione allo sbarco. “Solo per chiarire di nuovo – ha postato su Twitter ieri la Sea Watch - ci è permesso solo di avvicinarci alla costa, niente di più. Non abbiamo un porto sicuro,nessuna terra in vista per i nostri ospiti e il nostro equipaggio. Domani sarà il 13esimo giorno in mare. È tempo di una risposta europea a questa crisi umanitaria”.


Nei giorni scorsi Malta, Italia, Spagna, Germania e Olanda si sono rifiutate di offrire un porto sicuro. E ciò, nonostante più di 30 città tedesche si siano offerte di accogliere i naufraghi. L’Europa non vuole essere solidale, ma impedisce anche che altri lo siano, quasi che la solidarietà sia diventata un crimine, di cui si debbono occupare le procure, non un valore da perseguire.


Ma ora il tempo è peggiorato: soffia un vento gelido, le temperature sono crollate e c’è mare grosso. La Sea-Watch 3 non è progettata per accogliere e prendersi cura delle persone per un lungo periodo e il personale medico ha lanciato l'allarme: A causa della lunga permanenza a bordo con cattive condizioni meteo - spiegano gli attivisti -, molti degli ospiti soffrono di forte mal di mare. Per una persona malnutrita e indebolita, la conseguente disidratazione può mettere a repentaglio la sua condizione


Entrambe le ong tedesche hanno lanciato numerosi appelli caduti nel vuoto: “49 esseri umani tenuti in ostaggio dagli Stati europei” così si legge in un comunicato congiunto di Sea-Eye e Sea-Watch, che avevano chiesto “una soluzione entro la fine dell’anno”.

Ma il 2019 si è aperto così come si era chiuso il 2018: non c'è posto per loro. Ora è stata concessa solo una tregua, con l’accesso ad acque più sicure, ma la situazione non si è sbloccata.


Un appello drammatico è stato lanciato ieri, dal Comandante della Sea Watch 3: “UE Port Control, UE Port Control, qui è Sea-Watch 3, parla il Chief Officer. Quanto deve durare questo gioco disumano di abbandonarci in mare? È davvero un pensiero così spaventoso permetterci di approdare sulle vostre coste? Over”.  Quarantanove esseri umani, quarantanove poveri cristi, già duramente provati dalla sofferenza, fanno davvero così paura all’Europa?

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