Pubblicato il 21/11/2018
CRONACA
ph. Concetta La Rosa

Cara di Mineo, protesta dei migranti blocca la statale Ct-Gela



"Siamo solo migranti, non criminali" - si legge in un cartello che hanno esposto.  "Per favore, aiutateci ad avere i documenti e i nostri biglietti per il viaggio. Noi potremmo essere un bene per l'Italia". Con la nuova gestione, e i tagli al personale e ai servizi, le acque sono tornate ad essere agitate al Cara di Mineo.


Nuova protesta dei migranti del Cara di Mineo, che stamattina hanno bloccato la statale Catania - Gela. Sul posto Carabinieri e forze di Polizia. A scatenare la protesta la riduzione dei servizi prestati agli ospiti della struttura, a seguito dei tagli sul personale, decisi dalla nuova gestione del centro di contrada Cucinella.  I migranti lamentano inoltre  il clima di criminalizzazione, che si respira nei loro confronti, e chiedono lo snellimento delle pratiche per il permesso di soggiorno, che li costringono a stare a volte per anni nel limbo del Cara. Chiedono inoltre che venga pagato il viaggio a chi ha ottenuto i documenti, in modo che possano andare via.

"Siamo solo migranti, non criminali" - si legge in un cartello che hanno esposto.  "Per favore, aiutateci ad avere i documenti e i nostri biglietti per il viaggio. Noi potremmo essere un bene per l'Italia".

Con la nuova gestione le acque sono tornate ad essere agitate al Cara di Mineo. Lo scorso 22 ottobre, all'interno della struttura, i migranti avevano contestato il nuovo direttore, Francesco Magnano, e la nuova gestione. Oggi c'è un problema al campo del Cara di Mineo tra il nuovo direttore e gli stranieri - avevano scritto sui social, postando il video della protesta - Veramente siamo molto stanchi delle sue leggi.


Al Cara di Mineo, infatti, va di moda la spending review. La coop Badia Grande ha vinto il primo lotto a prezzi stracciati. Con conseguenze prevedibili sul peersonale e sulle prestazioni offerte.  Con il nuovo capitolato d’appalto si risparmia, infatti, sulla voce del personale, ridotto di due terzi, con 160 dei 299 lavoratori rimasti a casa, si elimina la compresenza degli operatori in turno e si riducono tutti i servizi di integrazione sociale (l’assistenza all’infanzia, il “punto mamma” per le famiglie, il potenziamento dell’insegnamento della lingua, la frequenza nella scuola pubblica...) e di assistenza sanitaria. Si è risparmiato anche sui pasti, forniti precotti, senza tener conto delle intolleranze alimentari e della dieta più consona alle abitudini alimentari dei migranti. 

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