Pubblicato il 05/10/2018
INCHIESTA

Lo “strano caso” dei frati del Soccorso a Caltagirone. 2. Un nesso tra i frati e il caso di Simona Floridia?



Dopo la partenza frettolosa dei frati da Caltagirone, la Procura indaga a seguito di denunce ai Carabinieri. Ci sono genitori allarmati, che accusano i frati di aver segregato i propri figli. E si cercano collegamenti con il caso della scomparsa di Simona Floridia. Intanto, in quegli stessi anni, ad Andretta (Avellino), Praiano (Salerno) e Saiano (Rimini), si ripete la stessa storia, quasi una fotocopia della vicenda di Caltagirone.


di Giacomo Belvedere

Nel maggio  1998 – come s’è detto – i frati e le suore vanno via da Caltagirone e Grammichele, lasciando tutto sottosopra, i letti disfatti e la tavola ancora apparecchiata. Una “fuga” che ha tutta l’aria di essere stata provocata da una “soffiata”. Ma è difficile dirlo. Il racconto che emerge dalle testimonianze da noi raccolte è frammentario e lacunoso. Chi sa fa fatica a parlare per non riaprire antiche dolorose ferite. Occorre riannodare delicatamente i fili interrotti di storie a metà, per delineare un quadro unitario e coerente.


LE DENUNCE - Certo è che sui frati la Procura di Caltagirone ha frattanto aperto un fascicolo e avviato indagini a seguito di denunce ai Carabinieri. Ci sono genitori allarmati, che rivogliono indietro i propri figli. C’è chi ingaggia persino un investigatore privato. Le accuse sono gravi: soprattutto le ragazze, dietro la parvenza della clausura, sarebbero sottoposte ad un vero e proprio lavaggio del cervello, segregate nel convento, oggetto di malversazioni e maltrattamenti e quasi ridotte in schiavitù con il pretesto del servizio al Signore. I frati ribattono alle accuse del presunto raggiro sostenendo che si tratta di pettegolezzi ed esagerazioni di gente insofferente alle rigide regole della clausura. Ma sono accuse che, come vedremo, si ripeteranno identiche in America latina, dove nel 2003 il vescovo di Ibarra in Equador e nel 2005 l’arcivescovo di Popayán, in Colombia, ordineranno la soppressione dell'ordine. C’è da aggiungere che la clausura non appare così rigida quando frati e suore devono applicarla su sé stessi. Anche il “reclutamento” delle novizie appare quantomeno frettoloso. Si bruciano infatti le tappe e le ragazze vengono introdotte nella disciplina della clausura, senza un adeguato periodo di discernimento vocazionale. Con la prospettiva di partire tutte, in tempi brevi, per la casa madre in Colombia. Intanto c'è chi che vende tutto, intestandolo ai frati, e in Colombia ci va davvero. Alcuni non sono più tornati. Di loro trapelano poche notizie d'oltre oceano. Altri sono rientrati in Italia, grazie all'ostinazione dei parenti che li hanno richiamati in patria.


UN NESSO TRA I FRATI E SIMONA FLORIDIA? - Dopo la repentina fuga da Caltagirone, dunque, la Procura calatina raccoglie alcune testimonianze di persone a conoscenza di fatti. Viene convocato anche il vescovo Manzella. Gli inquirenti inizialmente considerano l'indagine un troncone dell'inchiesta su Simona Floridia, la giovane diciassettenne caltagironese scomparsa misteriosamente il 16 settembre 1992, dopo essere uscita per una passeggiata con le amiche e di cui si sono perse le tracce. Tuttavia, la pista esoterica della setta religiosa si è rivelata un vicolo cieco: si sono avuti solo depistaggi ma nulla di utile a far luce sul caso. Il caso di Simona Floridia è stato riaperto recentemente, su altre basi indiziarie, e ha visto il rinvio a giudizio di un amico di Simona, Andrea Bellia, accusato di omicidio volontario premeditato. La prima udienza del processo si è tenuta il 13 settembre scorso davanti alla Corte d’assise di Catania.

Appare, tuttavia, assai problematico collegare la vicenda dei frati a quella della Floridia. Fanno a pugni con questa ipotesi le date, che, come s'è visto, non coincidono. La ragazza scompare il 16 settembre 1992, mentre i frati arrivano a Caltagirone a gennaio o comunque nei primi mesi del 1994. Aver sovrapposto i due casi sembra una forzatura che probabilmente non ha giovato alle indagini e creato confusione. Comunque siano andate le cose, l'inchiesta sui frati si è arenata prima di cominciare e non ha avuto più seguito. Chi ha fatto causa in Tribunale ha ottenuto la restituzione dei beni. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, sembra essere la parola d’ordine: meglio scordare il passato e metterci una pietra sopra. Nella città della ceramica, cala un silenzio tombale sui frati, quasi una rimozione imbarazzata, e la vicenda si avvolge nella nebbia di un passato che si ha voglia di cancellare in fretta. L’ultima labile traccia dei frati a Caltagirone la troviamo  nell’Annuario diocesano del 1998 (aggiornato al 31 maggio 1998): risulta esserci ancora la Custodia d’Italia a Grammichele, ma non vi sono più nomi né indicazioni del numero dei frati presenti.


STORIE FOTOCOPIA - Dove sono andati i frati e le suore? Come un fiume carsico si inabissano per riapparire più lontano. Le suore pare si siano trasferite, secondo fonti della Curia calatina, nel convento di S. Giuseppe ad Andretta, in Irpinia, provincia di Avellino. Ad Andretta i frati hanno una loro comunità dal 1994. Con delibera n. 97 del 29.12.1994, il Consiglio Comunale aveva ceduto l'antico Convento di S. Maria del Mattino e l'immobile adibito ad ex scuola materna ai Frati Minori del Cuore Immacolato di Maria per l'“assistenza domiciliare agli anziani bisognosi, supporto morale, religioso e operativo alla vicina Casa di riposo "Stella Mattutina", ad espletare attività culturale e di integrazione sociale nei confronti di tutti i bambini, giovani e bisognosi residenti nel Comune, a realizzare opere e quanto altro rientra nella finalità e iniziative proprie dell'Istituto a cui appartengono, nonché alla manutenzione e coltivazione dei terreni circostanti la Casa di Riposo”. E anche ad Andretta si erano  stabilite nel 1996, cinque suore di clausura dello stesso ordine, che coadiuvavano i frati nell'opera intrapresa.


A questo punto del racconto, ci attende una sorpresa. Ad Andretta, la vicenda dei frati sembra infatti l'esatta fotocopia di quella di Caltagirone. Anche da lì spariranno misteriosamente e improvvisamente: svaniti nel nulla, forse nel 2000. Lo stesso film si replica a Praiano, in provincia di Salerno, dove i frati arrivano nel gennaio del 1994. L'ordine si insedia presso la chiesa di S. Maria ad Castro e il convento di San Domenico. A Praiano, forse, i frati ebbero più fortuna. Il Santuario fu, infatti, abbandonato solo nel 2003 a seguito della revoca dell’autorizzazione del vescovo della Diocesi, che aveva carattere ad esperimentum e non ha avuto successiva pienezza giuridica con la stipula di una convenzione.


Mutatis mutandis, la vicenda si ripete al Santuario della Madonna di Saiano, vicino a Rimini. Il Santuario, oggetto di un restauro, era stato nuovamente riaperto al culto il 15 agosto del 1996. Per alcuni anni è custodito dai frati francescani dell'ordine del Cuore Immacolato di Maria, arrivati dalla Colombia nel 1996. Si trattava di cinque confratelli, tutti giovani, tra i 18 e i 35 anni, giunti in Italia per svolgere la loro missione. Il santuario sembra essere stato l’ultimo avamposto dei frati in Italia. La vicenda ripete quanto accaduto a Caltagirone, Andretta e Praiano. I frati sono rimasti nell’eremo fino al 2004. Sembra quindi che anche da Saiano i frati siano dovuti andare via per problemi subitanei non meglio precisati. Un copione che si ripete sempre uguale: i frati scelgono un antico eremo, vi attuano lavori febbrili di restauro, suscitano grande entusiasmo e fervore religioso. Poi, improvvisamente si volatilizzano. Ma chi sono in realtà questi frati?

2a parte. Continua...

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