Pubblicato il 16/11/2017
INCHIESTA

Cara di Mineo, appalto da 50 milioni: ecco le coop in gara, tra volti noti, restyling e new entry



Scorrendo la lista dei competitor in lizza, si notano vecchie conoscenze e volti nuovi, dietro alcuni dei quali, tuttavia, ci sono i soliti noti, le ditte e coop che, dal 2011 ad oggi, si sono aggiudicati tutti i tre appalti del 2011, 2012 e 2014.

 di Giacomo Belvedere

Per il Cara di Mineo, il mega centro di accoglienza in Contrada Cucinella, nel mirino di diverse inchieste giudiziarie, è l’ora della verità. Il 30 novembre, infatti, è scaduto il discusso appalto triennale da 97 milioni di euro, definito dal Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, «il classico bando su misura: mancava che indicassero anche il nome diretto del vincitore», un bando “sartoriale”, «costruito in modo da escludere la concorrenza, con una logica unitaria senza divisione di lotti». 

Indetta la gara, il termine per il ricevimento delle offerte scadeva l’8 novembre scorso alle ore 12.00. Le buste contenenti le offerte sono state aperte il 14 novembre alle ore 9.00 in Prefettura, presso l’Ufficio Territoriale del Governo di Catania. Ma, per conoscere l’esito della gara, bisognerà attendere ancora alcuni giorni: il Rup ha infatti comunicato ieri che per il prosieguo delle attività di competenza, concernenti la procedura di gara, il Seggio di Gara si riunirà in seduta pubblica il 21 novembre 2017 alle ore 9,00, sempre presso i locali della Prefettura.

Al Cara di  Mineo, certo, sembra in apparenza circolare aria nuova: sono uscite di scena alcune figure prima centrali nella storia del mega centro menenino, coinvolte, a vario titolo, in inchieste giudiziarie, sull’asse delle Procure di  Roma - Catania - Caltagirone. Alcuni sono già a processo: il faccendiere factotum Luca Odevaine; il sottosegretario on. Giuseppe Castiglione, che del Cara fu, in quanto presidente della provincia di Catania, soggetto attuatore; la sindaca di Mineo Anna Aloisi, ex presidente del defunto Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”, che divenne stazione appaltante ed ebbe in carico l’appalto da 97 milioni finito sotto l’occhio della magistratura; Giovanni Ferrera, già direttore generale del Consorzio dei comuni; Paolo Ragusa, dimessosi dalla presidenza di Sol.Calatino. Sul campo, tuttavia, nonostante i cambi al vertice, sono rimaste le ditte e coop di sempre, a cui, dal 2011 ad oggi, è stata affidata senza soluzione di continuità l’erogazione dei beni dei servizi all’interno del centro menenino. E, ad a una prima lettura dei competitor in lizza nella nuova gara di appalto, si notano vecchie conoscenze e volti nuovi, dietro alcuni dei quali, tuttavia, come vedremo, ci sono i soliti noti, le ditte e coop che, dal 2011 ad oggi, si sono aggiudicati tutti i tre appalti del 2011, 2012 e 2014.

La novità più evidente è che il superamento della figura del gestore unico e la suddivisione dell’appalto in quattro lotti prestazionali (servizi alla persona, comprensivi di mediazione culturale, assistenza sanitaria, sociale e psicologica, somministrazione di pasti e generi alimentari, servizio di pulizia ed igiene ambientale e fornitura di beni) ha senz’altro, almeno in questa prima fase, favorito la concorrenza: sono molte di più, rispetto al passato, le ditte e coop partecipanti. Vedremo, alla resa dei fatti, se il nuovo appalto riuscirà a disinnescare il cosiddetto “sistema Odevaine”, la “cosa grossa”, di cui il faccendiere parla nelle intercettazioni: il raggruppamento di un’invincibile armata di coop, alleate in una sorta di larghe intese dalle “rosse” alle “bianche”, capace di offrire un  pacchetto all-inclusive dai servizi alle forniture, all’immobile. Un “sistema” che ha consentito sinora all’ATI Casa della Solidarietà, composta da Senis Hospes, consorzio Sol. Calatino, consorzio Sisifo, Cascina Global Service, Pizzarotti (proprietaria del residence degli aranci) e comitato provinciale della Croce Rossa, di sbaragliare e zittire preventivamente ogni concorrenza.

L’importo complessivo presunto dell’appalto, determinato dalla sommatoria degli importi dei 4 lotti, è di € 49.941.788,00 oltre IVA e oneri di sicurezza. Meno dei 97.893.000 milioni dell’appalto precedente. La durata dell’appalto è di tre anni non rinnovabili e decorrerà dalla data indicata nel contratto di appalto per ogni singolo lotto. Tuttavia, si precisa che, qualora il numero e la frequenza degli arrivi di migranti nel territorio nazionale rendessero necessario un incremento delle capacità ricettive della struttura di accoglienza, il RUP, su disposizione del Ministero dell’Interno, farà ricorso agli aumenti di prestazione dei singoli lotti rapportati al numero maggiore di presenze nel centro fino al massimo previsto del 50% (cfr. d.lgs. 18 aprile 2016, n.50, comma 1, lettera a). A questo aumento se ne potrebbe aggiungere un altro di un quinto, per sopraggiunte necessarie modifiche (d.lgs. 18 aprile 2016, n.50, comma 12). Il tetto dell’importo potrebbe lievitare dunque, senza necessità di una nuova procedura, sino a un importo massimo di 84.195.930,00.