Pubblicato il 28/03/2018
CRONACA
ph. Andrea Annaloro

Femminicidio Formica, respinto rito abbreviato per Pirronello. E i familiari gli mostrano la foto della vittima



Il Gup Salvatore Ettore Cavallaro ha rigettato la richiesta di rito abbreviato, che avrebbe comportato la riduzione di un terzo della pena. L'udienza del processo il 3 luglio presso la Corte d'Assise di Catania.


di Giusi Scollo – Giacomo Belvedere


Una muta e composta, ma assordante ed eloquente protesta è stata inscenata ieri dai familiari di Patrizia Formica, la donna uccisa a Caltagirone dal suo compagno Salvatore Pirronello, la notte fra il  2 e il 3 aprile 2017. I parenti della vittima, che sono stati ammessi all'udienza preliminare che si è tenuta presso il Tribunale di Caltagirone il 27 marzo scorso davanti al Gup Salvatore Ettore Cavallaro, avevano ciascuno una foto della donna e la mostravano a Pirronello ogniqualvolta si voltava e incrociava i loro sguardi. Come a volerlo  inchiodare alle sue responsabilità per l'atroce delitto.

NESSUN RAPTUS - Il Gup ha accolto la tesi della Procura, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per Salvatore Pirronello, 53 anni, con l’accusa di omicidio doloso pluriaggravato da futili motivi, minorata difesa e crudeltà. Con questo capo d’imputazione, a processo ordinario, Pirronello rischia l’ergastolo. La prima udienza del processo è fissata il prossimo 3 luglio presso la Corte d'Assise di Catania.

Nessun raptus, dunque, per il Gup. L'uomo non ha lasciato scampo alla donna. Quattro coltellate, nella casa della donna in via Filippo Paladini, in contrada Balatazze a Caltagirone. Due sono state fatali: un colpo all’addome e soprattutto uno al torace sotto il cuore. La lama di 12 cm non le ha lasciato scampo. Secondo quanto ricostruito dalle indagini del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Caltagirone, guidati dal luogotenente Tommaso Cilmi, il quadro che emerge è quello di un delitto maturato a freddo. Mentre la donna era agonizzante riversa a terra, l’uomo si sarebbe ripulito, tolto il pigiama e rivestito con abiti puliti. Un particolare ha destato l’attenzione degli inquirenti: la camera era chiusa a chiave dal di dentro, il che farebbe pensare che la donna  ha avuto la forza di arrivare sino alla porta per barricarsi dentro, sperando forse di poter chiedere aiuto. Ma il suo cellulare non era in quella stanza, vuoi per tragica fatalità, vuoi perché portato via intenzionalmente. Impossibile chiamare.

UNA MORTE LENTA - L'autopsia ha rivelato che Patrizia Formica non è morta sul colpo, dopo le quattro ferite inferte dall’uomo: il decesso è avvenuto per lenta emorragia. Una morte, dunque, non improvvisa, che avrebbe potuto essere evitata, se il lasso di tempo tra l’aggressione e l’autodenuncia dell’assassino davanti ai Carabinieri fosse stato più breve. Il fattore tempo è stato determinante. Mentre la compagna agonizzava, Pirronello, con calma, si è tolto il pigiama macchiato di sangue, si è ripulito e rivestito. Quindi si è diretto alla caserma a piedi, allungando così i tempi. Altro particolare importante: l’uomo avrebbe avuto con sé il suo cellulare, ma non l’ha usato per chiamare i Carabinieri o il 118, che è stato allertato dai Carabinieri allorquando l’uomo si è presentato in caserma. Quando i militari  si sono precipitati dopo pochi minuti sul posto, era ormai troppo tardi e la donna era già morta. Una vita stroncata a 47 anni, dopo una domenica trascorsa con l’uomo che amava, il figlio e gli amici «tutti insieme appassionatamente». 

Pirronello è un volto noto alle Forze dell’Ordine: nel 1981 fu coinvolto in una rapina finita nel sangue. In quattro assaltarono l’autobus di linea Catania-Palermo. Furono uccisi l’autista, Giuseppe Savarino, e l’avvocato Enzo Auteri, che era stato presidente della Provincia di Catania. Pirronello, allora minorenne, fu processato soltanto per rapina dal Tribunale per i minorenni di Catania.

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