Pubblicato il 29/12/2014
INCHIESTA

L’affaire Odevaine e il Cara di Mineo. Anno 2014: l’ascesa e la caduta



 di Giacomo Belvedere - Giuliana Buzzone

DOSSIER [qui la prima, la seconda e la terza parte] – È il 2 dicembre del corrente anno e Massimo Carminati, ex Nar, viene arrestato dai Carabinieri a Sacrofano, in una stradina di campagna mentre è a bordo della sua Smart. Da quel momento, per effetto domino, non appena si rende pubblica l’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, siglata dal giudice per le indagini preliminari Flavia Costantini, una serie di nomi, più o meno, insospettabili si svelano all’opinione pubblica. Con l’altro loro volto, l’altra parte della luna in quel mondo di mezzo della teoria dei «vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo … nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno». Un luogo – si legge a pagina 34 del testo – «dove, per effetto della potenza e dell’autorevolezza di Mafia Capitale, si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi».

Le intercettazioni raccolte sui telefoni, fuori e nelle stanze, e il loro contesto, delineato con chiarezza, riferiscono di uno stato di potere che si destreggia abilmente nei corridoi del Palazzo capitolino, tra i tavoli istituzionali e che al contempo adopera con disinvoltura la propria «forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà», figlia di «delitti di estorsione, di usura, di riciclaggio, di corruzione di pubblici ufficiali», atti finalizzati alla «gestione e il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici». Con il passare delle ore, dei giorni, emerge distintamente quanto fitta sia la rete di relazioni e quanto vasti gli interessi, tanto da estendersi anche oltre i confini di Roma e del Lazio. È durante l’audizione dell’11 dicembre in commissione antimafia che il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone afferma, rispondendo alle richieste di ulteriori dettagli circa le numerose trascrizioni che rimandano al centro richiedenti asilo più grande d’Europa, quello di Mineo: «Appena avremo tempo, le indicazioni che si trovano nell’inchiesta saranno oggetto di scambio formale con la procura di Catania».

Il Mondo di Mezzo ha protagonisti indiscussi Massimo Carminati, il capo, l’ex dei Nar; Riccardo Brugia, il braccio militare; Fabrizio Franco Testa, la testa di ponte; e Salvatore Buzzi, il braccio imprenditoriale, con il quale Luca Odevaine, il pluri indaffarato esperto in immigrazione, intrattiene molte conversazioni, infine lo stesso Odevaine, abile tessitore di conoscenze anche “sotto” Mineo, nel Residence della solidarietà.
Lì a sud ovest, dove finisce la Piana di Catania, dove dal 2011 migliaia di persone stanche e provate vengono ininterrottamente trasferite, donne e uomini che non hanno altra scelta se non attendere mesi, anche anni, per l’ottenimento dei documenti. In cambio, ricevono non gli amplificati 40 euro ma un guard-rail accanto a cui passeggiare, campi di arance e intuizioni per occupare il tempo.

ph. Giusi Scollo

ph. Giusi Scollo

ANNO NUOVO VITA NUOVA AL CARA DI MINEO – Il 2014 si era aperto al Cara di Mineo sotto i migliori auspici e lontanissimo è il terremoto giudiziario di fine anno. Al centro di contrada Cucinella c’è voglia di voltare pagina e lasciarsi alle spalle le cupe ombre che si erano addensate sul finire del 2013, quando il villaggio della solidarietà era stato scosso dal suicidio di un giovane eritreo, Mulue Ghirmay, dalle violente proteste degli ospiti e dai pesanti sospetti per un presunto giro di prostituzione, agitati da un’inchiesta di Repubblica.

Il 30 dicembre l’on. Giuseppe Castiglione, che al Cara meneneino formalmente non riveste ormai più alcun ruolo e che dovrebbe in quanto sottosegretario alle politiche agricole occuparsi di altro, durante una conferenza stampa al centro direzionale della Provincia di Catania in via Nuovaluce, rassicura tutti. Sono in arrivo fondi per 3 milioni di euro stanziati nella legge di stabilità varata dal governo Letta: un “regalo” per risarcire i Comuni del Consorzio dello sforzo di solidarietà profuso e dei disagi sopportati dalla popolazione per la presenza nel Calatino del Cara di Mineo. Si promettono inoltre due nuove commissioni per sveltire le pratiche di riconoscimento dell’asilo politico e decongestionare il Cara menenino (commissioni di cui tuttavia nel corso dell’anno si perderanno le tracce) e il rafforzamento delle misure di sicurezza, con il ripristino dell’operazione “Strade sicure” e l’arrivo di un nuovo contingente di militari, che agirà da deterrente, spegnendo sul nascere i focolai di malcontento prima che divampino in aperta protesta. Infine il portavoce della Comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo, smentisce seccamente le voci circa il giro di prostituzione che il quotidiano Repubblica aveva diffuso, basandosi proprio sulla testimonianza di volontari della Comunità.

Insomma, anno nuovo vita nuova. C’è tanto lavoro da fare e non ci si può fare imbrigliare dalle pastoie di dubbi o sospetti messi in giro dai soliti giornalisti menagramo. Inanzitutto  c’è all’orizzonte la gara d’appalto per l’affidamento della gestione e delle forniture del Cara menenino. Dopo la stipula della nuova convenzione tra il Consorzio dei Comuni e il Ministero dell’Interno del 20 dicembre 2013, i tempi per l’indizione della gara sono maturi. La novità è che stavolta l’appalto avrà durata triennale per un importo complessivo di circa 100 milioni di euro.

Ma altra carne bolle in pentola. Un progetto del Consorzio dei Comuni co-finanziabile dal Fondo Europeo per i Rifugiati (Fer) per l’Azione 1“Interventi finalizzati all’integrazione socio-economica dei titolari di protezione internazionale (non appartenenti a categorie vulnerabili)” per un importo € 449.877,90 è stato ammesso alla fase di valutazione di merito e si attende la graduatoria per sapere se sarà finanziato. Al progetto, come si è visto, il Consorzio dei Comuni ha chiamato a collaborare in partnership Sisifo, Sol.Calatino e la Fondazione di Odevaine IntegrA/Azione. Fugate le fosche nubi del 2013, il tempo si era dunque messo al bello. Nulla faceva presagire la tempesta di fine anno. Le previsioni davano semmai una pioggia benefica di euro: un appalto da cento milioni, più tre milioni dal governo e quasi mezzo milione dal Fondo Europeo per i Rifugiati. Quando a dicembre su questo roseo orizzonte calerà improvviso il gelo dell’arresto, verrà a tradimento come il ladro che non ti aspetti in casa.

In vista di questo milionario giro di soldi in arrivo, tra nuovo appalto, stanziamento del governo e fondi Fer, è di primaria importanza mantenere ottimi e continui rapporti con Roma. E chi meglio di Odevaine può fungere da raccordo con il Viminale? Non ha dubbi il Presidente del CdA del Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, il Sindaco di Mineo, Anna Aloisi, allorquando, all’indomani dell’Epifania, nomina il dott. Odevaine, suo esperto per l’«importante ruolo svolto dal suddetto professionista nei rapporti tra Consorzio e Ministero dell’Interno, in Roma», intendendo continuare avvalersi di una adeguata professionalità esterna, di un conoscitore in materia di immigrazione e protezione civile. Gli viene cosi ri-conferito l’incarico che già gli aveva dato l’anno precedente l’on. Giuseppe Castiglione e che comprende l’espletamento di alcune attività, come la vigilanza sull’andamento degli uffici e dei servizi, i rapporti con Enti ed Istituzioni pubbliche e la programmazione progettuale europea.

Cara Mineo - Ph. Coordinamento consiglieri del calatino

Cara Mineo – Ph. Coordinamento consiglieri del calatino

PIZZAROTTI FOREVER – Dei consigli e del supporto di Odevaine il Consorzio sembra non poter fare a meno. C’è da definire, previamente alla gara d’appalto, il nuovo contratto di locazione con la Pizzarotti. Le trattative con la Pizzarotti, avviate a novembre 2013 si erano difatti arenate e l’offerta dell’impresa di Parma dichiarata non congrua. Da notare che anche in questa delicata trattativa il direttore generale Giovanni Ferrera è assistito dall’onnipresente consulente Luca Odevaine. Dopo più di un mese di trattative, il 10 febbraio 2014 si addiviene finalmente a un accordo con la proprietà del Residence; il contratto triennale di locazione della struttura viene approvato dal CdA il 1° aprile e sottoscritto tra le parti il 2 aprile. Si scende da 6.200.000 euro, pagati dalla Protezione civile, come indennizzo per la requisizione dell’immobile, a 4.500.000 euro, pagati dal Dipartimento dell’Immigrazione del Ministero dell’Interno per l’accoglienza dei migranti, che dalle 2.000 unità ufficiali passano a 3.000.

Ma facciamo un passo indietro. Tenuto conto dell’ammontare dell’appalto e della sua durata si era deciso di andare con i piedi di piombo. Il 7 gennaio il CdA del Consorzio dei Comuni nomina un collegio di tre esperti amministrativisti per esprimere un parere legale «a garanzia del corretto iter da seguire per l’affidamento della gestione dei servizi». I professionisti a cui è affidato l’incarico sono il prof. Agatino Cariola, Ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Catania e gli avvocati Andrea Scuderi e Dario Sammartino. Gli esperti consegnano il parere legale il 26 gennaio e consigliano di tenere separati i due procedimenti, uno per acquisire il locali e l’altro per affidare la gestione dei servizi e delle forniture e, solo nel caso che con la Pizzarotti non si fosse giunti a un accordo condiviso, di avviare una gara ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione del Cara “chiavi in mano”. Gli offerenti, cioè, avrebbero dovuto mettere a disposizione, oltre ai servizi e alle forniture, anche locali idonei. Il Consorzio si sarebbe dovuto riservare la possibilità di individuare l’ambito territoriale: provinciale o solo dei Comuni del Calatino. Nella riunione del 29 gennaio, il CdA del Consorzio dei Comuni fa proprio il parere legale fornito dal collegio degli esperti, ma osserva che l’ambito territoriale non può non essere che quello del Consorzio, cioè dei Comuni del Calatino. Il sindaco di Ramacca Franco Zappalà pone la questione della necessità che la Pizzarotti accetti le condizioni offerte dal Consorzio, in modo che la proprietà dell’immobile sia nella disponibilità del Consorzio stesso e tutte le ditte interessate all’aggiudicazione dei servizi possano concorrere in condizione di par condicio: «per questa ragione – conclude Zappalà – la ditta proprietaria non può avere rapporti di associazione con le ditte che intendono partecipare all’affidamento dei servizi».

Ph. Andrea Annaloro

Ph. Andrea Annaloro

Il direttore Ferrera, in una lettera alla testata online SudPress ha dichiarato di aver voluto evitare, per maggior trasparenza, una, seppur “legittima”, gara d’appalto «così detta chiavi in mano, per la fornitura sia della struttura sia dei servizi interni, come vien fatto sempre per i servizi residenziali in caso di non disponibilità di strutture pubbliche» e di aver preferito concludere un accordo con la proprietà della struttura, in quanto, in caso contrario, sarebbe risultato “assai probabile” che «alla gara partecipasse solo una ditta, quella che sarebbe riuscita ad accordarsi con la proprietà della struttura». In realtà, come s’è visto, secondo il collegio di esperti l’opzione “chiavi in mano” sarebbe stata legittima solo in caso di fallimento delle trattative con la Pizzarotti e contemplava la possibilità di valutare altre soluzioni logistiche rispetto al Residence degli aranci. Inoltre, la scelta del Consorzio era in qualche modo “obbligata” da una nota della Prefettura di Catania del 31 gennaio che lo sollecitava – come si legge nel verbale di accordo tra le parti del 10 febbraio – «a produrre copia dell’atto di disponibilità dell’immobile, così come sancito dalla Convenzione sottoscritta il 20 dicembre 2013»

L’idea di separare la procedura per l’affidamento dei servizi di gestione da quella per l’acquisizione della struttura, è tuttavia una precauzione che non si era adottata in precedenza, quando l’immobile della Pizzarotti – come si evince dal contratto del 22 maggio 2013 – risultava essere nella disponibilità dell’Ati guidata da Sisifo, che aveva garantito un’offerta all inclusive: servizi, ristorazione, assistenza sanitaria, immobile. Dal primo gennaio 2013, infatti, cessata l’emergenza, l’immobile non era più requisito. La Pizzarotti era entrata a far parte dell’Ati che aveva vinto l’appalto per la gestione dei servizi al Cara e l’affitto rientrava nella diaria pagata dal Ministero dell’Interno per gli ospiti del Cara.

C’è inoltre da aggiungere che anche nella nuova gara di giugno 2014 per l’appalto triennale, l’impresa Pizzarotti concorre con la costituenda nuova Ati, che ha stavolta come coop capofila la Casa della Solidarietà. Non si tiene dunque conto del suggerimento del sindaco di Ramacca che aveva auspicato che «la ditta proprietaria non può avere rapporti di associazione con le ditte che intendono partecipare all’affidamento dei servizi». Le prudenti precauzioni del direttore Ferrera si rivelano dunque la classica foglia di fico. L’impresa di Parma risulta nei confronti del Consorzio dei comuni avere il duplice ruolo di affittuaria della struttura e concorrente dell’appalto, inserita in un’Ati che, comunque la si voglia vedere, partecipa da posizioni di forza. Perché – come si è detto – che l’immobile in questione debba essere per una sorta di predestinazione inevitabile il Residence degli aranci sembra un dogma intoccabile, benché sin da quando il Cara di Mineo muove i primi passi qualcuno avesse obiettato che forse si sarebbe potuto optare per gli alloggi dismessi della vecchia base di Comiso, che avevano il vantaggio di essere di proprietà pubblica ed erano già stati utilizzati in passato per ospitare i rifugiati durante l’Emergenza Kosovo del 1999. La storia poi, si sa, prese un’altra direzione. Costava troppo adeguare la struttura – si disse – e bisognava fare in fretta. L’emergenza è come la misericordia divina: copre un mucchio di peccati.

Ph. web

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L’INVINCIBILE ARMATA – I complessi legami fra i protagonisti della gara di appalto non finiscono qui: come in una grammatica variabile, le parti assumono alternativamente, a seconda dei casi, il ruolo di soggetto o complemento oggetto. I Comuni che fanno parte del Consorzio nella gara sono stazione appaltante, ma sono nel contempo legati dal Patto territoriale al Consorzio Sol.Calatino, che del patto è ente capofila. Sembra un curioso role play in cui ci si scambia le parti: le facce nell’album di famiglia sono sempre le stesse, ma cambia la posizione nella foto.

Alla gara di giugno l’Ati (associazione temporanea di imprese) uscente si presenta con una novità: invece di Sisifo il capogruppo mandatario è il Consorzio Casa della Solidarietà, a cui le altre aziende facenti parte dell’Ati danno l’incarico di trattare con il committente. Ma a parte questa differenza, sono le stesse coop. e aziende che hanno gestito il Cara dal 2011: Sisifo, Sol.Calatino, Senis Hospes, Cascina Global Service, Pizzarotti e c. s.p.a, comitato provinciale della Croce Rossa Italiana.

Si tratta di un’invincibile armata pronta a sbaragliare, come in passato la concorrenza. Una sorta di arca di Noè in cui si imbarcano tutti, dalle coop rosse a quelle bianche. Il potente Consorzio Sisifo, legato alla Lega coop, gestisce anche il Cara di Foggia e i Cpsa di Cagliari e di Lampedusa, quest’ultimo balzato l’anno scorso agli onori della cronaca per lo scandalo delle docce antiscabbia. La Cascina Global Service è un colosso della ristorazione che fattura 150 milioni di euro annui, contigua a Comunione e Liberazione e all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, una delle cooperative capitoline maggiormente attive ed influenti nel settore del sociale. L’Arciconfraternita, su cui anche il Vicariato di Roma ha voluto vederci chiaro, disponendo due ispezioni canoniche e intimandone nel 2012 la soppressione per evitare ambigue commistioni con attività estranee alle finalità religiose, sbuca fuori dalle intercettazioni dell’inchiesta su mafia Capitale: secondo i Pm si ravviserebbe una sorta di accordo in cui l’Arciconfraternita e le coop di Buzzi si spartirebbero a metà il business dell’immigrazione. Il Consorzio Sol.Calatino è assai vicino al Ncd del ministro dell’Interno Angelino Alfano e del suo luogotenente in Sicilia on. Castiglione. Inoltre il suo presidente, Paolo Ragusa, è il mentore e pigmalione politico che ha portato alla vittoria alle amministrative scorse il sindaco di Mineo e presidente del Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza” Anna Aloisi.E non sorprende affatto che il Ncd alle recenti elezioni europee sia volato a Mineo al di sopra del 39%.

Secondo alcune intercettazioni riferite dalla stampa nazionale, Odevaine avrebbe confidato di aver fatto da mediatore per far entrare La Cascina nell’affare della gestione del Cara di Mineo, perché «se non se fa una roba che c’abbia una sua professionalità rischiamo un disastro». La “roba” fatta con professionalità sarebbe quella di «creare un gruppo forte (…) che sta roba qua vince». Il suo piano è chiaro: «Castiglione – afferma – si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano, e adesso CL di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del centrodestra (…) sono tra i principali finanziatori di tutta questa roba […], io li ho messi insieme, e si è strutturata questa roba, dopodiché abbiamo fatto questa cosa di Mineo».

Ph. web

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L’APPALTO DA CENTO MILIONI – Giovedì 24 aprile il Direttore generale, Giovanni Ferrera, indice la terza gara d’appalto per l’affidamento triennale dei servizi e delle forniture per la gestione del Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo Cara Mineo, considerando l’ospitalità media di 3.000 immigrati. Si formalizza in realtà così una deroga al patto per la sicurezza che stabilisce una portata inferiore del centro fissata a 2 mila unità. Il bando scade il 20 giugno alle ore 12. Nominata il 24 giugno dal Direttore Giovanni Ferrera, la commissione che giudicherà le proposte sarà composta dal presidente, dott. Giovanni Ferrera, e dai due componenti, l’ arch. Salvatore Lentini e il dott. Luca Odevaine. Ferrera è successivamente intervenuto sull’incarico da lui assegnato a Odevaine nella commissione giudicatrice del terzo appalto. «Avevamo chiesto alla Prefettura dei nomi, – ha spiegato – ma non ci sono stati dati. Allora abbiamo optato per degli interni al Consorzio».

È il giorno seguente e il Presidente dichiara alle 16,05 aperta la seduta. Sono presenti alcuni rappresentanti delle parti interessate: Sisifo Consorzio di Cooperative Sociali, Casa della Solidarietà Consorzio delle Coop. Sociali, Cot Ristorazione. Dopo la disanima del bando e del capitolato e la verifica dei plichi, dei sigilli e delle firme, si procede all’apertura delle buste. La prima ad essere esaminata nel contenuto è quella relativa alla Società Cooperativa Cot. È rilevata dalla commissione la mancanza di requisiti richiesti dall’appalto, in quanto sui sette richiesti possiede solo il titolo per la gestione del servizio ristorazione, inoltre viene verbalizzata l’assenza di alcune certificazioni richieste. Durante la seduta la ditta Cot presenta due richieste di Precontenzioso contro la procedura in atto, inviate all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, Servizi e Forniture. All’apertura della busta B la commissione si trova tra le mani un fascicolo di 30 fogli A4 bianchi. La Commissione dichiara l’esclusione dalla selezione la ditta palermitana per la mancanza dei requisiti di ammissione. Si procede dunque all’apertura dell’offerta della costituenda Ati Consorzio di cooperative Casa della Solidarietà, capogruppo, cui fanno capo le ditte mandanti: «Senis Hospes scs con sede in Senise, consorzio Sol Calatino scs sede Caltagirone, consorzio di cooperative sociali Sisifo con sede a Palermo, Cascina Global Service srl con sede in Roma, Pizzarotti &c spa con sede in Parma e il comitato provinciale della Croce Rossa Italiana con sede a Catania». La seduta pubblica viene rinviata alla volta successiva, il 30 giugno, data in cui vengono attribuiti i punteggi all’offerta del Consorzio rimasto in gara e viene valutata l’offerta economica, pari a 29,50 euro iva compresa con un ribasso percentuale dell’1,00671%, per un affare triennale dalla portata di 96.907.500,00 euro.

Consegna del Cara di Mineo a Castiglione - Ph. web

L’inizio della storia. 2011: Odevaine presente alla consegna del Cara di Mineo a Castiglione – Ph. web

ODEVAINE, L’ESPERTO IN FONDI EUROPEI – Nel frattempo ad aprile era stata pubblicata la graduatoria dei progetti co-finanziati dal Fondo europeo per Rifugiati (Fer) – Azione 1 (anno 2013) “Interventi finalizzati all’integrazione socio-economica dei titolari di protezione internazionale (non appartenenti a categorie vulnerabili)”. Il progetto del Consorzio dei Comuni si era collocato all’undicesimo posto ma non era stato finanziato per esaurimento delle risorse disponibili su Azione 1. Certo, si ha l’impressione che il progetto sia stato presentato con un po’ di approssimazione, almeno a leggere il verbale della gara del 24 settembre 2013 per la selezione di partner privati, in cui si fa confusione tra progetti Fer Azione 1 e progetti Fer Azione 3 (che riguardano invece gli “Interventi di accoglienza, supporto ed orientamento rivolti in modo specifico ai richiedenti/titolari di protezione internazionale – non appartenenti a categorie vulnerabili – che giungono in Italia presso i grandi nodi di transito transfrontaliero in applicazione del Regolamento di Dublino”). Ma soprattutto è stupefacente la chiosa con cui si precisa che «il bando prevedeva la possibilità di scegliere più partner (fino a un minimo di tre)», che a rigor di logica vuol dire che meno di tre non è possibile scegliere ma che si possono selezionare partner ad libitum. E questo nonostante nell’avviso di gara fosse stato correttamente scritto «fino a un massimo di tre».

Meglio va a Sol.Calatino che aveva presentato una sua proposta I.R.I.S., sempre a valere su Fondo Europeo Rifugiati per l’Azione 4 “Interventi di riabilitazione e integrazione socio-economica per titolari protezione internazionale vulnerabili”, per un importo di € 404.892,14, che viene co-finanziato con una somma di € 303.669,12.

Forse anche in ragione del flop del proprio progetto Fer, al fine di potenziare e migliorare la progettualità e reperire fondi, il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, assume Luca Odevaine il 20 giugno come collaboratore nel costituendo “Ufficio Fondi Europei”, con contratto a tempo determinato parziale, in seguito alla partecipazione ad un bando pubblicato il 16 maggio con scadenza il 23. Il neo assunto si dimette da consulente per dedicarsi alla nuova mansione, ma nel frattempo non resta con le mani in mano, dato che, come s’è visto, cinque giorni dopo partecipa al tavolo della commissione giudicatrice dell’appalto. Tra i compiti assegnati a Odevaine ci sono i fondi europei già assegnati dal Ministero dell’Interno al Consorzio e gli ulteriori finanziamenti a valere su fondi europei a favore di migranti e richiedenti asilo del Cara di Mineo. Per la stipula del contratto di lavoro nel corrente anno la somma impegnata è pari a euro 6.700, compresa Irap, al lordo delle trattenute previste per legge e detta spesa comporterà per l’anno 2015 un impegno finanziario complessivo pari a 12.872,02 euro, al lordo delle trattenute previste per legge.

Il 26 novembre scorso, la Fondazione IntegrA/Azione di Odevaine dà il suo patrocinio alla serata romana dello spettacolo teatrale “Mare nostrum”, firmato da Massimiliano Perrotta, con la regia di Walter Manfrè, andato in scena presso il teatro “Golden” di Roma. All’evento partecipano Giuseppe Castiglione, Anna Aloisi e Paolo Ragusa. In quell’occasione Giuseppe Castiglione conferma lo stanziamento per quest’anno, dei tre milioni di euro per il Consorzio dei Comuni del Calatino, destinato alle azioni di formazione e di integrazione. E dunque anche il 2015 si annuncia nel segno della prosperità.

Poi, all’improvviso, il 2 dicembre come un fulmine a ciel sereno, arriva l’arresto di Odevaine. Ogni collaborazione con il Consorzio dei Comuni alla luce di quanto accaduto è stata ovviamente sospesa.

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CARO RENZI, TI SCRIVO – «È fondamentale trovare una sintesi tra emergenza e pianificazione. E per fare ciò è indispensabile che ognuno faccia la propria parte: le Regioni, adeguando le strutture sanitarie ad affrontare l’emergenza, gli Enti Locali affrontando le politiche sociali, che l’impatto numerico di migranti sul territorio stressano profondamente rischiando di creare sempre di più conflitti sociali insanabili, in maniera rispondente alle esigenze; le forze politiche, il Terzo Settore. le parti sociali, sindacati ed imprenditori, ognuno per le proprie responsabilità. Nessuno si può chiamare fuori […] Senza interventi strutturali continueremo a contare i morti in mare e a intasare città grandi e piccole del paese di centri di accoglienza ai limiti del decente, e a creare conflitti sociali non degni della tradizione storica e politica di un paese di migranti, come il nostro». È il testo di una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi del 18 settembre 2014 che oggi suona stonata. È firmata infatti da Luca Odevaine, Francesco Ferrante, Rossana Calistri, rispettivamente presidente, vice presidente e direttore scientifico della Fondazione IntegrA/Azione. Poco più di due mesi dopo Odevaine e la Calistri sono stati arrestati, in carcere il primo, ai domiciliari al seconda.

«Siamo sotto shock. Inutile cercare eufemismi o girarci intorno: è questo il nostro stato d’animo», ha scritto il 16 dicembre il vice presidente di IntegrA/Azione nel sito della fondazione. Quindi invita la politica «a fare definitivamente pulizia al proprio interno» e i media a «fare sforzo di approfondimento per distinguere il grano dal loglio». Ma per distinguere il grano occorre previamente eliminare il loglio.

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ODEVAINE E GLI APPALTI AL CARA DI MINEO. PRIMA PARTE: CORREVA L’ANNO 2011

L’AFFAIRE ODEVAINE, TRA APPALTI E CONSULENZE AL CARA DI MINEO SECONDA PARTE: ANNO 2012 

L’AFFAIRE ODEVAINE E IL CARA DI MINEO LA PROROGA INFINITA TERZA PARTE: ANNO 2013 


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